Le nove dimensioni del flow

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Un nuotatore, riportando la propria esperienza, dice:

“Nei momenti in cui sono stato in assoluto più felice della mia prestazione, ho avuto la sensazione di essere una cosa sola con l’acqua, con ciascuna delle bracciate che davo e con tutto quello che mi circondava…Ero un tutt’uno con quello che stavo facendo. Sapevo esattamente come avrei nuotato durante la gara; sapevo di essere padrone di ogni mio gesto […]” (Jackson & Csikszentmihalyi, 1999, p.4).

Il flow è lo stato psicologico che si sviluppa a partire  da un completo coinvolgimento delle proprie risorse attentive sull’attività in condizioni di equilibrio percepito tra le difficoltà del compito e le proprie abilità individuali. La necessità di una valutazione empirica dell’esperienza di flow ha portato a sviluppare la Flow State Scale (FSS, S.A. Jackson & H.W. Marsh, 1996) che identifica nove sottoscale che corrispondono alle nove dimensioni identificate da Csikszentmihalyi (1990) per definire il flow. Esse sono:

D1: Equilibrio tra sfide e abilità: percezione soggettiva di equilibrio tra le difficoltà del compito e le abilità possedute.

“La sfida durissima con la Corea ci ha spronato. Lo sapevamo: se tiriamo come sappiamo siamo da podio”

Galiazzo, Frangilli, Nespoli

D2: Unione fra azione e coscienza: dimensione in cui l’atleta sperimenta una continuità tra sé e l’attività che sta svolgendo. In ambito sportivo ad esempio, nel raccontare la loro esperienza ottimale, gli atleti fanno spesso riferimento alla percezione di essere una cosa sola con la performance, affrontata, peraltro, in modo assolutamente spontaneo ed automatico. L’emergenza di una percezione di totale fluidità e naturalezza non vuole perciò significare che l’attività non implichi alcuno sforzo. Al contrario, essa richiede molte energie e impegno assoluto (Jackson, 1992; Jackson & Csikszentmihalyi, 1999).

“Ho sentito per tutto il tie break un’energia incredibile. Era qualcosa di impalpabile, ma che usciva da dentro me stessa. Sentivo che non potevo perdere un’occasione del genere”

Francesca Schiavone

D3: Mete chiare: Obiettivi chiari e specifici sono alla base dell’esperienza di flow, garantendo un’immersione totale nel compito (Muzio, Riva, Argenton, 2012). La presenza di obiettivi specifici, realistici e misurabili supporta i processi legati all’attribuzione di significato e si dimostra fortemente correlata all’equilibrio fra sfide e abilità. Peraltro, dal momento che l’esperienza di flusso origina dall’interazione costante del soggetto con l’ambiente, è l’attività stessa a promuovere la nascita di un obiettivo prossimale, destinato ad intrecciarsi con le mete e le strutture intenzionali precedentemente sviluppate dal soggetto (Csikszentmihalyi, 1985; Nakamura & Csikszentmihalyi, 2011).

“La forza è nella mente. Mi dico la meta e la raggiungo”

Michael Phelps

D4: Feedback Immediato: per garantire il dialogo costante tra soggetto e ambiente è necessario ricevere indicazioni precise sull’attività svolta (Muzio, Riva & Argenton, 2012). Il soggetto, quindi, sarà in grado di modificare il proprio comportamento o di mantenere la stessa condotta, cercando di rispondere agli obiettivi prossimali e distali in accordo con i feedback ricevuti dall’ambiente.

“Ecco finalmente l’acqua. Siamo tutt’uno, io e l’acqua. Mi fondo con lei, scivolo nel suo abbraccio e lei mi porta sempre avanti verso l’ennesimo traguardo”

Federica Pellegrini

D5: Concentrazione sul compitocompleta focalizzazione dell’attenzione sull’attività in corso, sul qui ed ora (“hic et nunc”).

“Quando sono sul trampolino, libero la mente. sono concentrata sul tuffo che sto per eseguire.”

Tania Cagnotto

D6: Senso di controllo: il soggetto si percepisce come l’assoluto protagonista delle proprie azioni, assaporando la possibilità di superare sfide complesse o di risolvere problematiche assai contorte grazie alla propria auto-determinazione (Muzio, Riva & Argenton, 2012).

“Non so che sto facendo, non mi rendo conto di niente. Mi viene naturale il tutto. Il pubblico è spettacolare, sembra di essere a Napoli. Sapevo di farcela, ero sicuro, lui provava a forzare, ma io pensavo che la stoccata decisiva l’avrei piazzata. Adesso non mi fermo, giuro che vado avanti.”

Diego Occhiuzzi

D7: Perdita di autoconsapevolezza: è la condizione in cui il soggetto, essendo totalmente assorbito dall’attività, perde consapevolezza per lasciare posto alla spontaneità e fluidità dell’azione (Muzio, Riva & Argenton, 2012).

“Il mio cuore rallenta a otto pulsazioni al minuto e mi dimentico del mio corpo. Nella profondità estrema, sono consapevole solo della mia anima.”

Umberto Pellizzari

D8: Destrutturazione del tempo: è una condizione soggettiva secondo cui, per alcuni soggetti, l’orologio interiore accelera, mentre per altri rallenta e per altri ancora si ferma del tutto, indipendentemente dallo scorrere reale del tempo (Muzio, Riva, Argenton, 2012).

“Sentivo una grande fiducia in me stessa e tutto mi veniva facile, quasi automatico. Quasi non mi son resa conto di essere arrivata a quindici stoccate.”

Valentina Vezzali

D9: Esperienza autotelica: un’esperienza può definirsi autotelica quando è favorita da una motivazione intrinseca e dalla possibilità di rintracciare nell’attività un senso di divertimento, piacevolezza e appagamento. È possibile riscontrare differenze disposizionali rispetto alla  frequenza di fruizione e alla percezione di utilità. Si parla, a questo proposito, di una vera e propria personalità autotelica equipaggiata ad esperire lo stato di flow (Muzio, Riva & Argenton, 2012).

“Mi sono divertito, non ho fatto fatica: ho sciato tranquillo. Sapevo che oggi ero il più forte.”

Giuliano Razzoli

Greta

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