Verso l’esperienza ottimale, il flow

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“Spesso assaporiamo un senso di trascendenza, come se i confini del sé si fossero improvvisamente espansi. Il marinaio si percepisce un tutt’uno con il vento, la barca e il mare. Il cantante avverte una sensazione di armonia universale. In quei momenti la consapevolezza del tempo scompare, le ore sembrano volare via senza che ce ne si accorga. Questo stato di coscienza è ciò che di più vicino alla felicità possiamo immaginare. Questo è il flow” (Csikszentmihalyi,1975)

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L’incremento del benessere personale è questione imprescindibile per la psicologia positiva. Entro questo campo della psicologia si inserisce anche la psicologia dello sport, che ha avuto i suoi primi sviluppi a partire dagli anni Novanta. Si occupa in particolare di prestazione eccellente, di crescita delle risorse personali e della totalità delle esperienze umane positive (optimal experience) ovvero lo stato di flow. È stato dimostrato che esperienze ripetute di flow corrispondono ad un elevato senso di benessere1, ad un miglioramento del concetto di sé2, ad una valutazione positiva dell’esperienza soggettiva3 e di quella oggettiva4 .

A questo proposito parlare di flow in ambito sportivo diventa significativamente rilevante, sia per gli atleti, sia per chi si occupa della loro preparazione5. Inoltre, le condizioni ambientali dell’atleta agonista di alto livello favoriscono lo stato ottimale. Infatti, l’altissimo livello, l’intensa pressione cui si è sottoposti, il puntare al gradino più alto del podio sono elementi caratterizzanti lo stato psicologico dell’atleta di alto livello6. L’esperienza ottimale è in grado di fare fruttare questa condizione, consentendo all’atleta una crescita continua delle proprie abilità nel tempo, poiché secondo la  Teoria della selezione psicologica (Delle Fave, Massimini, 2004) le persone tendono a ricercare e a riprodurre selettivamente situazioni e attività da cui derivano stati esperienziali positivi e gratificanti.

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Difatti, l’elemento principale che favorisce lo stato ottimale riguarda l’equilibrio percepito tra la sfida cui si deve fare fronte e le abilità che l’atleta stesso si riconosce. Quando viene raggiunta questa condizione l’atleta viene assorbito completamente nell’attività che svolge sperimentando la perfetta armonia tra sé e l’ambiente circostante, riuscendo a ricevere feedback immediati dal contesto in cui si trova e ciò gli permette di tenere monitorata la propria esperienza e di adattarsi ad essa nel modo più funzionale alle richieste del compito. Altra condizione specifica per cui tutto questo processo possa verificarsi  è che l’atleta abbia degli obiettivi personali e di squadra chiari rispetto alla sfida che affronta.

Quando ciò non avviene si verificano diverse esperienze tra cui la noia quando le proprie capacità sono percepite superiori rispetto alla difficoltà della sfida, l’apatia quando sia capacità che sfida sono percepite a livelli bassi e l’ansia quando la percezione della difficoltà della sfida è superiore rispetto a quanto l’atleta ritiene di potervi fare fronte7.

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Nel video qui in basso, Mihalyi Csikszentmiahlyi, l’autore principale del Modello del flow, approfondirà l’argomento.

  1. Hawort, 1993
  2. Jackson, Thomas, Marsh & Smethurst, 2001
  3. Csikszentmihalyi, 1975, 2002
  4. Jackson & Roberts, 1992
  5. Jackson, 1992; Jackson & Robert, 1992
  6. Nicholls, Polman & Holt, 2005
  7. A. Jackson, S.K. Ford, J.C. Kimiciek, H.W. Marsh, 1998

 

 Greta

 

 

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