Sport estremi: la ricerca del rischio

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seeker rockclimb

Vi siate mai chiesti cosa spinge certe persone a spingersi così tanto oltre i propri limiti, quasi a sfidarli? Se sono “normali” queste persone che ricercano continuamente un senso di eccitazione che la vita quotidiana non riesce a soddisfare? Se può essere pericoloso questo tipo di atteggiamento nei confronti degli eventi?

La risposta all’ultima domanda è si, possono essere fatali certe scelte. Ne è la conferma il numero elevato di morti di paracadutisti, alpinisti o ubriachi alla guida ecc…

Se è normale, anche qui, è dipende. Se il modo e l ‘intensità con cui si ricercano sensazioni elevate risulta adattivo e funzionale, non si è nel campo delle patologie o disturbi di personalità, Viceversa, può capitare che si superi il confine tra adattività e disadattività producendo dei comportamenti patologici e incorrendo in sanzioni anche a livello sociale (come ad esempio nel caso di comportamenti quali l’uso di droghe, l’abuso di alcol o lo stato di ebbrezza alla guida).

Le persone hanno un bisogno innato di esaltazione ed euforia, e in un modo o nell’altro riusciranno a soddisfarlo.

Il bisogno innato di sensazioni emotivamente forti, a livello biologico, è spiegato dal modo in cui lavorano gli ormoni. Il testosterone, ad esempio, svolge questa funzione. Quest’ormone ha una correlazione speciale con la disinibizione e la ricerca di sensazioni associate a dominanza, socievolezza, livello di attività ed anche al comportamento antisociale. Via via che il livello di testosterone cala, l’aggressività e la tendenza all’asocialità degli uomini si attenua. Di solito, si hanno picchi di testosterone durante gli anni dell’adolescenza (questo dato spiega diversi comportamenti antisociali, senza però giustificarli), mentre negli uomini dai 50 ai 59 anni il livello di testosterone è circa dimezzato rispetto agli adolescenti.

Altro elemento in gioco è l’enzima monoamminoossidasi (MAO), attivo nel cervello, la cui funzione (tra le altre) è quella di regolare il rilascio di dopamina e di mantenere l’equilibrio di diversi neurotrasmettitori. La dopamina è legata a comportamenti connessi alla ricerca di piacere. I livelli di MAO sono bassi nei cercatori di sensazioni, il che significa mancanza di regolazione. Inoltre, le MAO sono più alte nelle donne che negli uomini e il loro livello in generale sale con l’età. Ricerche mostrano che le MAO sono coinvolte nella ricerca di sensazioni e nelle forme psicopatologiche con comportamenti impulsivi, che perseguono la ricompensa immediata senza riguardi per le conseguenze.

Difatti, a livello psicologico, la ricerca di sensazioni viene fatta risalire ad un tratto di personalità relativo al temperamento, in particolare rispetto al controllo degli impulsi. Quando la persona sviluppa un modello comportamentale adattivo di questo tratto, allora soddisferà il suo bisogno di eccitazione attraverso una via socialmente accettabile. Questo è il caso anche degli atleti di sport estremi, che possiamo definire sensation seeker.

Dopo aver studiato questo tipo d’individui per oltre 20 anni, Marvin Zuckerman sviluppò nel 1960 una scala di misura della personalità che chiamò Sensation Seeking Scale (clicca sul link e fai il test: sei un sensation seeker anche tu?). In essa, il livello individuale di bisogno di sensazioni è definito da 4 dimensioni: disinibizione, ricerca di esperienze, ricerca dell’eccitazione e suscettibilità alla noia. I risultati cui giunse Zuckerman stabilirono che questi tratti sono influenzati da una forte componente genetica e che esiste quindi una probabilità relativamente alta che genitori con alti punteggi in queste dimensioni abbiano figli con punteggi altrettanto alti.

Ci si riferisce a un tipo di personalità in costante ricerca di sensazioni nuove e intense, unita alla disponibilità a correre rischi per ottenerle. Questi individui non cercano il rischio di per sé, esso è però una conseguenza del fatto che le sensazioni più forti possono essere sperimentate, spesso, solo in situazioni estreme, come appunto gli sport estremi, ma non solo. Anche da attività ad alta intensità emotiva e a basso rischio, come l’ascolto di alcuni tipi di musica, la visione di film erotici o dell’orrore, viaggi in paesi esotici e feste senza uso di droghe, il seeker attinge a piene mani.

Ciò che il seeker non sopporta è la noia. È come se queste persone avessero una soglia della noia tarata su un livello molto basso, potendo restare solo un breve tempo senza attivarsi per scrollarsela di dosso. Sempre alla ricerca dell’ultima novità, del modo migliore per ridurre la prevedibilità nella propria esistenza. Il seeker è insomma un impaziente.

Questo continuo bisogno di esplorazione dell’ambiente, che lo mette in situazioni rischiose, altro non è che l’esagerazione di un tratto umano responsabile della nostra sopravvivenza come specie.  È presente in ciascuno di noi. Pensiamo ai bambini, che fin dai primi mesi di vita adorano essere lanciati in aria per poi cadere nel vuoto, fino a incontrare di nuovo le braccia dell’adulto.

Tuttavia, oggi ci sono rimasti pochi territori da esplorare e il lavoro e la routine quotidiana, per molte persone, sono tutto meno che divertenti. Quindi le persone, da momento che si adattano al contesto, andranno a ricercare sensazioni altrove, alcuni attraverso le relazioni con gli altri e i divertimenti, altri avranno bisogno di qualcosa in più e vanno a fare parapendio o bungee-jumping. Se cercate una via di mezzo, considerate le montagne russe!

M. Zuckerman. 1971; 2000.
G. Santonocito, 2011.

Per provare un pò dell’eccitazione dei sensation seeker attraverso i loro occhi vi consigliamo la visione di questo video…

Greta

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