La voce al campione: Francesco Garibaldi

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Francesco Garibaldi è un canottiere ventiduenne di Santo Stefano al Mare (IM). Dopo essersi dedicato nel corso della sua infanzia e preadolescenza a vari sport come il nuoto, calcio, pallanuoto e basket, a 14 anni decide di cominciare a remare. Negli anni colleziona molti successi e nell’anno 2014 è componente dell’equipaggio:

  • 1° classificato ai Campionati Mondiali Coastal Rowing – specialità doppio maschile assoluto
  • 1° classificato ai Campionati Italiani Universitari – specialità 4 di coppia senior A M gara sprint 500 mt, 4 con timoniere senior A M gara staffetta sprint 500 mt, 4 di coppia senior A M
  • 3° classificato ai Campionati Italiani Universitari – specialità 2 senza timoniere senior A M
  • 1° classificato ai Campionati Italiani Tipo Regolamentare – specialità 8 yole senior A M
  • 2° classificato ai Campionati Italiani Under 23 _ specialità 4 con timoniere
  • 3° classificato ai Campionati Italiani Under 23 – specialità 4 di coppia
  • 3° classificato ai Campionati Italiani Coastal Rowing – specialità doppio senior A M
  • Componente la squadra italiana alla regata internazionale 28° Memorial Paolo D’Ajola

Francesco nella seguente intervista ci racconta in particolare i sacrifici che è chiamato a fare ogni giorno nella pratica del suo sport, sia a livello fisico che a livello mentale. Abbiamo chiesto in particolare all’atleta come ha imparato a gestire nel corso degli anni il dolore fisico cronico a cui è sottoposto e quali sono le motivazioni che lo spingono a continuare la sua attività nonostante questa spiacevole variabile.

1) Descrivi il tuo sport.

Il canottaggio è uno sport che è basato sia sulla forza fisica che sulla resistenza, intesa a livello fisico e mentale: dico questo perchè è uno sport che prevede gare disputate su percorsi di 2000 mt e che durano circa dai 6 ai 7,5 minuti, a seconda della specialità (singolo, doppio, quattro e otto). E’ uno sport che di conseguenza può essere considerato sia individuale che di squadra, e che richiede in ogni caso un grande contributo da parte di ogni elemento dell’equipaggio.

2) Quali abilità mentali richiede secondo te?

La concentrazione che viene richiesta per tutta la durata della gara e/o allenamento sul gesto tecnico da eseguire, senza farsi distrarre da fattori esterni come possono ad esempio essere il dolore muscolare o eventi atmosferici, e la capicità di affrontare le situazioni imprevedibili che si possono presentare nel corso di un allenamento o di una competizione.

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3) Sei chiamato a fare molti sacrifici per il tuo sport?

Si, sono chiamato a fare sacrifici ogni giorno per il canottaggio; infatti spendo molto tempo ad allenarmi: da un minimo di 3 ore fino anche a 6 ore al giorno, nei periodi in cui sono impegnato a preparare delle gare e gli allenamenti giornalieri raddoppiano. Naturalmente le ore spese in palestra o nelle uscite in barca tolgono molto tempo ad esempio allo studio, impedendomi quindi di rimanere in pari con l’università (Francesco è uno studente di Ingegneria Navale presso l’Università degli Studi di Genova).

4) Ti capita di provare del dolore fisico durante allenamenti o gare?

Praticamente sempre, tanto che ormai quasi ho imparato a conviverci. Inizialmente è molto dura riuscire a sopportare questo dolore continuando a dare il massimo per portare a termine l’allenamento o la competizione, ma essendo uno sport anche di resistenza questo è inevitabile. Il dolore comincia a comparire solo pochi minuti dopo l’inizio di un allenamento o dopo la partenza di una gara e sono consapevole che dovrò convivere con questo fino al termine della sessione. Ovviamente sapendo però che questo sforzo porterà i suoi frutti permettendomi di migliorare: ad esempio, quando sono in barca ad allenarmi e, a metà di un percorso, i muscoli iniziano a bruciare so per esperienza che se resisto fino alla fine durante l’uscita in barca seguente inizierò ad avvertire il dolore più tardi o comunque in maniera inferiore rispetto alla volta precedente.

5) Come gestisci il dolore e la fatica?

Mi capita spesso di pensare ad una frase che mi ripeteva sempre mio zio (il mio primo allenatore): “Non è mai morto nessuno di canottaggio”. Con il tempo ho imparato a capire fino in fondo questa affermazione; quando inizio a provare dolore capisco che non sono arrivato al limite delle mie capacità, ma mi rendo conto che spesso è la testa a diventare un limite, perchè è più cedevole del fisico. La comparsa del dolore non coincide quindi con il momento in cui mi devo fermare, cosa che sembrerebbe essere naturale fare, ma con il momento in cui inizia l’allenamento ver11006002_10206194744175546_627176311_no e proprio, quello che mette alla prova le mie capacità e che mi porta ogni volta a spingermi oltre i miei limiti.

6) Cosa ti spinge a continuare?

Lo faccio perchè, a mio parere, non esiste soddisfazione migliore del vedere ripagati i propri sforzi, di raggiungere traguardi che all’inizio della mia carriera sembravano essere del tutto irraggiungibili. Queste sono le motivazioni che mi spingono a dare il massimo ogni giorno, e non solo in ambito sportivo.

 

Un ringraziamento a Francesco per essere stato disponibile a rispondere alle nostre domande e un grosso “in bocca al lupo” per la sua stagione agonistica!

Erica

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