L’allenatore: un ruolo complesso

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Marco-Bonitta

L’allenatore è una figura che possiede tanti ruoli differenti:

  • nel settore giovanile si occupa prevalentemente della trasmissione delle competenze sportive, mentre nel lavoro con degli atleti esperti si occupa dello sviluppo di queste competenze;
  • si occupa di teambuilding, ovvero di costruzione del gruppo squadra;
  • ha il compito di mantenere ordine e disciplina all’interno del campo di gioco;
  • si occupa della pianificazione di compiti;
  • dedica molto tempo alla programmazione delle attività in vista del raggiungimento di obiettivi prefissati;
  • riveste anche il ruolo di supporto sociale e motivazionale nei confronti dei suoi atleti.

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Non sempre la vita di un allenatore risulta essere facile!

Allenare all’interno del settore giovanile comporta particolari attenzioni da parte del coach; infatti egli deve preoccuparsi di:

  • gestire programmi di gioco-sport, finalizzati a marcare l’aspetto ludico dell’attività sportiva;
  • essere un esempio esemplare per i suoi atleti, cercare di essere un punto di riferimento anche dal punti di vista educativo;
  • essere a conoscenza e di rispettare le tappe evolutive del bambino, evitando quindi di sottoporlo ad esercizi che possano essere per lui frustranti dal momento che non possiede ancora le risorse per svolgere il compito;
  • creare programmi di allenamento flessibili, adattabili ad ogni suo singolo giocatore: non ci si può dimenticare infatti che ogni bambino è unico e disponde di specifici tempi di apprendimento;
  • porre attenzione al procedimento oltre che al contenuto, e quindi deve rendere coerente il suo modo di allenare con l’età dell’atleta che si trova davanti.

Tutti questi accorgimenti risultano essere necessari al fine di prevenire il rischio maggiore del settore giovanile: l’abbandono precoce.

Questo avviene in particolare entro gli 11 anni e coinvolge circa il 35 % della popolazione giovanile italiana.

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Ma quali sono le cause dell’abbandono precoce?

  • sistemi particolarmente oppressivi;
  • allenamenti “scientifici”;
  • ripetitività, per cui i ragazzi diventano affetti da noia cronica;
  • agonismo centrato sul concetto di vittoria;
  • aspettative, le quali hanno una grande peso sui piccoli atleti.

Ecco infine qui elencate le competenze che ogni allenatore dovrebbe portare con sè nel proprio bagaglio personale:

  1. Conoscenze e capacità tecniche;
  2. Competenze comunicative;
  3. Gestione dell’imprevisto;
  4. Gestione del conflitto;
  5. Organizzazione e gestione del gruppo;
  6. Supporto motivazionale;
  7. Formazione dei collaboratori;
  8. Capacità di delega.

 

Erica

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